Endodonzia

Endodonzia

Cos’è l’endodonzia

Il trattamento endodontico è un intervento odontoiatrico ambulatoriale che si rende necessario quando la polpa dentaria (il tessuto molle interno al dente) è infiammata o infetta per un danno provocato da una carie profonda, dall’esito di interventi sul dente, o da un trauma (grave e improvviso o più leggero ma ripetuto) che ha provocato frattura o scheggiatura o incrinatura profonda.

Carie e sensibilità

La polpa dentaria è la parte più interna del dente, è un tessuto costituito da arteriole, venule, cellule connettivali e terminazioni nervose. Sono proprio queste terminazioni a trasmettere la sensibilità e eventualmente gli stimoli dolorosi.
Quando una carie si approfondisce all’interno del dente aumenta via via la sensibilità del dente al freddo, la sensibilità al dolce (cioccolato e simili) e infine al caldo.
Queste sensazioni indicano un progressivo danneggiamento della polpa dentaria. In genere se la sensibilità è solamente al freddo e la carie è di dimensioni non eccessive la semplice otturazione del dente può ristabilire completamente la salute del dente stesso.
Quando la carie aumenta di dimensioni, le tossine batteriche e i batteri stessi giungono alla polta dentaria, ne provocano l’infiammazione con conseguente dolore anche molto intenso.

La cura

Un tempo si riteneva che l’unica cura potesse essere l’estrazione del dente, fortunatamente negli ultimi decenni tecniche sempre più raffinate permettono di asportare la polpa dentaria ormai compromessa, disinfettare l’interno del dente e poterlo mantenere in bocca con percentuali di successo elevatissime. Oggigiorno invece, grazie all’endodonzia, quando il nervo di un dente si infiamma per una carie profonda è possibile salvare l’elemento dentario.

Come si presenta

In alcune situazioni la carie può non dare alcun segno precoce della sua presenza, oppure i sintomi sono tanto lievi da non indurre preoccupazione. Questo avviene soprattutto nei primi stadi, ma spesso anche di fronte alla completa distruzione del dente il paziente può non riferire alcun fastidio particolare e mostrarsi anzi sorpreso di quanto avvenuto senza dolore. Solo con il controllo periodico dal dentista – che va effettuato anche in assenza di dolore – è possibile verificarne la presenza fino dai primissimi stadi e intervenire con una terapia precoce e quindi limitata, minimizzando i danni e scongiurando dolori improvvisi e cure in regime di urgenza. Il dolore, quindi il mal di denti, non è un segnale di allerta affidabile e neanche un indice di gravità del danno: la soluzione è la visita periodica dal dentista.
Oltretutto il segno del dolore al freddo o anche ai cibi dolci o salati è completamente assente nei denti già trattati endodonticamente. E’ la polpa dentaria la parte sensibile e se la polpa è in necrosi, o è stata asportata per una pregressa terapia canalare, questo sintomo viene a mancare. Da notare a questo proposito che la carie attacca indifferentemente e con la stessa intensità sia denti sani, sia denti precedentemente curati o devitalizzati.

Il trattamento di devitalizzazione

Il trattamento endodontico (o cura canalare anche detto devitalizzazione del dente o canalizzazione) consiste nella rimozione della polpa (nervo dentale) infiammata e infetta, presente all’interno del dente e per tutta la lunghezza delle radici, e nella sua sostituzione con un’otturazione permanente in guttaperca e cemento canalare, previa adeguata detersione e sagomatura dei canali radicolari. Il risultato è che il dente non sarà più un serbatoio infettivo e, dopo un’adeguata ricostruzione della corona, potrà continuare a svolgere le stesse funzioni di un dente integro.

Lo specialista in endodonzia può oggi avvalersi di tecnologie sempre più sofisticate ed efficienti. Rilevatori apicali, strumenti ad ultrasuoni e in nickel-titanio, otturazione con guttaperca calda, mezzi ingrandenti, sono solo alcuni degli strumenti che permettono di rendere il trattamento sempre più sicuro e veloce.
Tali strumenti innovativi diventano indispensabili nei ritrattamenti endodontici, quando cioè il collega che ha eseguito la precedente cura non ha ristabilito lo stato di salute per difficoltà oggettive del caso o per un approccio un po’ “approssimativo”.

Il granuloma

Se l’interno del dente non è stato pulito correttamente fino all’apice, i disinfettanti non hanno agito a sufficienza, non è stata usata la diga di gomma, non sono stati reperiti tutti i canali, è possibile che a livello dell’apice radicolare si sviluppi un granuloma.
Il granuloma è un’infiammazione con cui l’organismo cerca di difendersi dai microrganismi ancora presenti all’interno del dente. Fin che l’equilibrio si mantiene il granuloma resta misconosciuto anche per anni, in un momento di calo delle difese immunitarie o di aumento della virulenza dei batteri si può invece sviluppare un ascesso.
Il un secondo trattamento endodontico in questi casi può essere l’unica possibilità per salvare il dente. Esso deve essere riaperto, i canali nuovamente detersi e otturati.